Degrado suolo / la nostra vita è sotto i piedi, ho scoperto la pedologia

   Seguendo un corso di aggiornamento professionale dell’Ordine dei Giornalisti ho scoperto che la situazione del suolo europeo è allarmante. Oddio non è che non lo potessi immaginare, basta fare un giro in bicicletta nella provincia di Torino per accorgersene. Però non avevo mai pensato che dal sottile strato di 10 cm di terra dipende la nostra esistenza. Cementificazione, desertificazione, erosione, contaminazione e inquinamento, tutto quanto danneggia il suolo e la sua capacità di fornire servizi ecosistemici, tipo filtrare l’acqua o trattenere la pioggia, o ancora assorbire CO2.

   Uno dirà, ma che bella scoperta hai fatto. Sì, per me lo è stata e sono abbastanza scioccata dal fatto che non ci avessi mai pensato. Colpa mia? Probabile, ma anche della disinformazione o semplicemente disisinteresse su questo tema. Esiste addirittura una scienza, la pedologia che studia la composizione del suolo.
Nell’introduzione del corso di formazione proposto dal consorzio Biorepack, “Il suolo europeo è in pericolo, come possiamo aiutarlo?”, Giuseppe Corti, direttore CREA agricoltura e ambiente (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) traccia un quadro terrificante sulla situazione dei suoli europei e italiani. C’è assolutamente bisogno di fermare il consumo di suolo, soprattutto in Italia, dove la cementificazione avanza di 2 metri quadri al secondo (dati 2022). A quanto pare siamo vicini a un “punto di non ritorno” che è il limite dell’8% di “copertura” del suolo disponibile. L’Italia ci è molto vicina, ma Corti non spiaga cosa succede se continiamo a cementificare a questo ritmo. Significa che lo perdiamo per sempre?
   Questi alcuni fatti di cui si dovrebbe parlare ogni giorno secondo me e che dovrebbero indurre i legislatori e i decisori politici a imporre un consumo zero di suolo. Invece solo da poco il Parlamento Ue (quello uscente) ha approvato una proposta di direttiva su un “monitoraggio” di quel 60% di suoli europei considerati in degrado. Una proposta e un monitoraggio…mentre ci vogliono interventi immediati. Ma prima di tutto bisogna far sapere che succede alla fonte del nostro cibo, acqua e in generale della nostra salute. Non è questione di ambiente, non c’entra il cambiamento climatico, non è allarmismo da ecoterroristi, è semplicemente in gioco la nostra vita.

  • ci vogliono mille anni per formare 5-8 cm di suolo
  • il pianeta ha 50 mln di km quadrati coltivabili, non si possono aumentare, è come una coperta.
  • si calcola dai 81-99 mld di euro in perdita di servizi ecosistemici (dal 2012 al 2030), secondo dati Ispra a causa del degrado dei suoli. Per servizi ecosistemici si intende oltre alla produzine agricola la  potabilizzazione acqua,  benefici dalla biodivesità,  sigillazione all’acqua piovana con conseguente aumento dell’erosione, stocaggio del carbonio.
  • in Italia ci sono 32 mila aree degradate, non sono più coltivabili a causa della contaminazione, salinizzazione, impoverimento della sostanza organica
  • c’è più plastica nel suolo che negli oceani e il materiale plastico usato in agricoltura aggrava la situazione
  • il degrado del suolo URBANO contribuisce a peggioramente della qualità dell’aria perchè rilascia polveri sottili inquinanti
  • in 70 anni tra il 50 e il 60 per cento della materia organica (formata da piante e animali morti) è scomparsa. La materia organica è il ‘motore’ della vita nel suolo
  • quasi il 30 per cento delle terre emerse è affetto da salinizzazione
  • in Europa il 60% suoli  è degradato sempre secondo dati Ispra e oltre il 90 per cento dei campi è malsano

mariagraziacoggiola@penseroverde.com

 

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