Il digitale che inquina, per un computer ci vogliono 1.5 tonnellate di acqua

Qual e’ l’impatto ambientale del digitale? Non solo in termini di rifiuti elettronici, ma anche di materie prime usate per fabbricare computer. telefonini, server… Su Le Monde Diplomatique di Ottobre ci sono due pagine dedicate a questo inquinamento che come quello prodotto dall’industria fossile sta divorando il pianeta. “Quand le numerique detruit la planete’ di Guillame Pitron, giornalista autore di un libro sulla guerra dei metalli rari, traccia un quadro allarmante sull’impronta ecologica della gigantesca infrastruttura digitale che l’umanita’ sta creando in questi anni. Basta dire che le tecnologie digitale assorbono oggi il 10% dell’elettricita’ mondiale e producono il 4% delle emissioni di CO2.
Le citta’ smart, le auto elettriche, internet, la posta elettronica e perfino un ‘innocuo’ selfie hanno un costo per l’ambiente che nessuno quantifica ma che bisognerebbe iniziare a prendere in considerazione. Un computer che pesa due chili, si legge nell’articolo, richiede 22 chili di prodotti chimici, 240 chili di combustibile e 1.5 tonnellate di acqua pulita. Un’ora davanti a uno schermo e’ piu’ inquinamente che un chilometro in auto. Scioccante no? L’IT non e’ affatto ‘verde’ come ci vogliono far credere, come si vede in questo post di Friday For Future Italia.
Per conoscere veramente l’impatto ecologico, e quindi determinare il prezzo, andrebbe usato un parametro che calcola la quantita’ di risorse naturali usate per fabbricare un oggetto o fornire un servizio. L’unita’ di misura, nota gia’ da diversi anni, e’ il MIPS (Material Input per Service Unit) e prende in considerazione tutto cio’ che si e’ consumato per produrre un oggetto in termini di materie prime minerali o vegetali, prodotti chimici, elettricita’, acqua o suolo. Ovviamente e’ un calcolo difficile, ma toglie il velo sulla ‘finzione’ della neutralita’ climatica della transizione ecologica.

mariagraziacoggiola@pensieroverde.com

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